Come diagnosticare il diabete correttamente secondo l’OMS

diagnosticare il diabete

Prima di scoprire di avere il diabete spesso i campanelli di allarme sono sintomi molto diversi tra loro, che non ci farebbero mai immaginare di avere un problema più importante.
Minzione frequente, variazioni nel peso, spossatezza sono solo alcuni dei sintomi generici che potrebbero far pensare al diabete. Per avere una diagnosi chiara e certa, però, è necessario attenersi ad una serie di esami e di parametri diagnostici ben precisi, perché soffrire dei disturbi che abbiamo elencato potrebbe non significare di avere certamente il diabete.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito con chiarezza tra il 2006 e il 2011 quali debbano essere i criteri diagnostici per la definizione e la diagnosi di diabete mellito 1 .

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Le linee guida dell’OMS e i parametri per diagnosticare il diabete

Se la sensazione di essere sempre stanco o la sete intensa accompagnano le tue giornate, dunque, dovrai prima consultare un medico, perché la certezza di avere il diabete arriva solo da una sua diagnosi basata su esami molto specifici.

Secondo le linee guida dell’OMS, vi sono una serie di metodi e criteri precisi per diagnosticare il diabete 1, tra cui l’esame della cosiddetta emoglobina glicata o glicosilata, il cui valore è un’indicazione della glicemia media negli ultimi 2-3 mesi.

Si può confermare una diagnosi di diabete mellito2 quando sintomi come poliuria (abbondante produzione di urina), polidipsia (sensazione di sete frequente ed intensa) e perdita di peso inspiegabile sono associati ad un riscontro verificatosi almeno una volta di:

  • glicemia casuale ≥200 mg/dl (indipendentemente dall’assunzione di cibo) ;

In assenza di sintomi, invece per diagnosticare il diabete è necessario che venga evidenziato uno dei seguenti valori:

  • glicemia a digiuno ≥126 mg/dl (per digiuno si intende almeno 8 ore di astensione dal
    cibo)
  • glicemia ≥200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di glucosio (eseguito con 75 g)

Inoltre, in assenza di sintomi la diagnosi non deve basarsi su una singola determinazione del glucosio ma richiede una conferma, che si ottiene effettuando almeno un secondo prelievo di sangue, in un altro giorno e a digiuno, o un ulteriore carico glicemico con una valutazione a distanza di due ore tra i due prelievi.
In questo secondo caso, in pratica, si procede con un prelievo del sangue che avviene in due fasi: un primo esame a digiuno e il secondo, a distanza di due ore, dopo aver assunto una certa quantità di glucosio, per verificare in che modo l’organismo riesca a rispondere al repentino innalzamento della presenza di zuccheri nel sangue.

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Come diagnosticare il diabete gestazionale

Nel caso del diabete gestazionale 3, invece, i criteri di diagnosi sono differenti. Nella donna in gravidanza, infatti, il diabete gestazionale deve essere diagnosticato tramite un test da tolleranza di glucosio o da carico orale di glucosio, che consiste nell’assunzione per bocca di una soluzione acquosa contenente 75 grammi di glucosio seguita da una prima misurazione a digiuno della concentrazione di glucosio nel plasma e poi da altre a intervalli regolari. I valori che permettono di confermare una diagnosi di diabete gestazionale sono i seguenti:

  • glicemia su plasma venoso ≥ 92 mg/dl durante la prima misurazione;
  • glicemia su plasma venoso ≥ 180 mg/dl dopo 1 ora;
  • glicemia su plasma venoso ≥ 153 mg/dl dopo 2 ore.

Il test dell’emoglobina glicosilata per diagnosticare il diabete

Il test dell’emoglobina glicata o glicosilata, detto anche HbA1c, è raccomandato come esame attendibile per diagnosticare il diabete attraverso un esame del sangue 1. Il semplice uso dello stick per il diabete, ovvero della puntura del dito, non può essere considerato attendibile quanto i test di laboratorio.
Ecco perché, l’eventuale diagnosi tramite stick, andrebbe sempre confermata da un esame del sangue con prelievo venoso.

L’emoglobina glicata misura il livello di glucosio presente nel flusso sanguigno e quindi gli zuccheri che possono legarsi all’emoglobina (cioè la parte dei globuli rossi che porta l’ossigeno nell’organismo) tramite un processo chiamato glicosilazione. Una volta che lo zucchero si lega all’emoglobina, vi rimane per l’intera durata della vita del globulo rosso, che è di circa 120 giorni. Maggiore sarà il livello di glucosio nel sangue, maggiore sarà la quantità che si lega ai globuli rossi 4.

L’esame dell’emoglobina HbA1c misura quindi il livello di glucosio che si lega all’emoglobina nei globuli rossi e i risultati vengono espressi in valore percentuale 4.
Diminuire il valore di questa emoglobina glicata può ritardare o prevenire lo sviluppo di complicanze agli occhi, ai reni e ai nervi nelle persone affette da diabete mellito.

Nei pazienti che non presentano sintomi di diabete, inoltre, il test di laboratorio deve essere ripetuto: in particolare, se il secondo campione è <48 mmol / mol (6,5%) è necessario che quella persona sia trattata come un paziente ad alto rischio di diabete. Il test, quindi, deve essere ripetuto entro 6 mesi o anche prima se nel frattempo i sintomi si sviluppano.

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L’emoglobina glicata è sempre utile per la diagnosi di diabete?

Vi sono situazioni nelle quali l’ HbA1c non è un esame appropriato per determinare una diagnosi di diabete. Il test dell’emoglobina glicosilata, infatti, non è appropriato in presenza di:

  • bambini e ragazzi in giovane età;
  • soggetti di qualsiasi età per i quali si sospetti un diabete di tipo 1;
  • soggetti che presentino i sintomi del diabete per meno di 2 mesi;
  • soggetti ad alto rischio che sono gravemente malati (ad es. quelli che richiedono il ricovero in ospedale);
  • soggetti che assumono farmaci che possono causare un rapido aumento del glucosio, ad es. steroidi, antipsicotici;
  • soggetti con un danno pancreatico acuto;
  • donne in gravidanza;
  • in presenza di fattori genetici, ematologici e correlati a condizioni patologiche che possono influenzare l’HbA1c e la sua misurazione.
2018-03-21T13:17:23+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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