Diabete e influenza: prevenire le complicanze

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Se la stagione invernale 2020-2021 si era contraddistinta per la quasi “scomparsa” della sindrome influenzale grazie alle limitazioni per contenere i contagi di COVID-19, l’inverno 2021-22 si sta invece caratterizzando per un ritorno dell’influenza.

A novembre, il primo rapporto epidemiologico della stagione, pubblicato dalla sorveglianza InfluNet, evidenziava infatti una brusca partenza della curva delle sindromi simil-influenzali in Italia: nella 44esima settimana del 2021, si osservava un’incidenza pari a 3,5 casi per mille assistiti. La stima è che questa possa essere una stagione di media intensità, con 13-15 casi ogni 1000 assistiti nel periodo di maggior picco.

Cos’è cambiato rispetto allo scorso anno? Probabilmente nell’autunno-inverno del 2020-21 l’uso regolare di mascherine, il mantenimento del distanziamento sociale, le limitazioni alle occasioni di aggregazione hanno avuto l’effetto collaterale di ridurre anche la circolazione del virus influenzale, a dimostrazione che la prevenzione – insieme alla vaccinazione – è la strada più efficace da percorrere per evitare questa patologia con tutte le sue complicanze.

Influenza, il virus della stagione 2021-2022

L’influenza è una malattia infettiva che colpisce le vie respiratorie superiori e inferiori. Il virus appartenente alla famiglia Orthomixoviridae fu isolato per la prima volta nel 1933 in Inghilterra. Da allora, sono stati identificati quattro tipi differenti: i virus tipo A e B sono quelli responsabili della sintomatologia influenzale classica; il tipo C è generalmente asintomatico e il tipo D è ancora in fase di studio.

Per il 2021-2022, in particolare, sono state individuate due varianti del virus tipo A, H1N1 e H3N2, diverse rispetto a quelle circolate in passato. Alla base delle epidemie di influenza c’è infatti la tendenza dei virus a variare (mutare), aggirando la barriera costituita dall’immunità della popolazione che ha già contratto l’infezione in passato.

In ogni caso, come abbiamo imparato tutti con la pandemia da COVID-19, i virus si evolvono, ma le modalità di contagio e i sinomi sono sempre gli stessi: la trasmissione dell’influenza avviene per via aerea, attraverso le gocce di saliva emesse con tosse e starnuti, e in caso di contagio compaiono febbre, tosse, mal di gola, cefalea e dolori muscolari.

La maggior parte delle persone guarisce entro una settimana senza bisogno di particolari cure mediche. Tuttavia, in alcuni casi si verificano complicanze che possono richiedere anche l’ospedalizzazione.

Quali sono le complicanze dell’influenza?

Tra le complicanze più comuni, c’è la sovrapposizione di un’infezione batterica a carico dell’apparato respiratorio: questa può portare a una bronchite, oppure in casi estremi aggravarsi fino allo sviluppo di una polmonite.

Si possono verificare anche sviluppi che coinvolgono l’orecchio, con la comparsa di otite o sinusite, soprattutto nei bambini. Altre complicanze da tenere in considerazione sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare – come la miocardite – e del sistema nervoso, oltre che l’aggravamento di patologie preesistenti.

Alcune persone – come over 65, donne in gravidanza, bambini fino ai 2 anni, persone con malattie croniche – sono più esposte al rischio di sviluppare complicanze legate all’influenza. Tra queste ci sono anche le persone con diabete, per una serie di ragioni. Innanzitutto, l’iperglicemia indebolisce il sistema immunitario, rendendo l’organismo più vulnerabile alle infezioni. Inoltre aumenta il danno ossidativo periferico e danneggia vasi e terminazioni nervose. In più, l’influenza stessa può portare ad un incremento dei livelli di zucchero nel sangue, causando potenzialmente iperglicemia o, nelle persone con diabete di tipo 1, chetoacidosi diabetica.

Infine, un nuovo studio1 ha evidenziato come l’infezione da virus dell’influenza di tipo A determini una serie di eventi cellulari che aumentano il metabolismo del glucosio. Quest’ultimo, a sua volta, innesca la cosiddetta “tempesta di citochine”, reazione eccessiva del sistema immunitario, che va a colpire i polmoni e risulta particolarmente dannosa. Lo studio era focalizzato sull’influenza, ma secondo i ricercatori questo meccanismo potrebbe valere anche per il coronavirus, e questo spiegherebbe perché le persone con diabete sono più vulnerabili all’infezione da COVID-19.

Influenza: esiste una cura?

Il miglior rimedio è restare a casa a riposare, stando al caldo e bevendo molta acqua per evitare la disidratazione. Se la febbre è elevata, si possono assumere paracetamolo o ibuprofene per abbassare la temperatura e alleviare i dolori.

Esistono anche dei farmaci antivirali, ma le linee guida di OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) concordano nel limitarne l’uso a casi selezionati, in base alla valutazione del medico. L’uso di routine di tali medicinali, infatti, non sarebbe appropriato, visti gli effetti piuttosto contenuti e il rischio di eventi avversi (nausea, vomito, disturbi neuropsichiatrici, alterazioni della funzione renale) e fenomeni di resistenza. Ecco quindi perché la migliore soluzione resta, ancora una volta, la prevenzione.

La vaccinazione anti-influenzale

Dal 2018 le Linee guida degli standard di cura del diabete mellito, redatte dalle società scientifiche italiane Sid e Amd, includono anche le vaccinazioni contro l’influenza. Il vaccino riduce, infatti, il rischio di ammalarsi e di avere serie complicanze, come ospedalizzazione o ricovero in terapia intensiva.

Vista la capacità dei virus di mutare, anche i vaccini sono stagionali e vengono aggiornati annualmente per ottimizzare l’efficacia (proprio come sta avvenendo ora per il virus COVID-19). Per questo è necessario ripetere l’immunizzazione ogni anno, possibilmente tra ottobre e dicembre.

Poiché l’influenza accresce anche il rischio di contrarre malattie batteriche causate da pneumococco, per proteggere le persone con diabete dalle complicanze peggiori è consigliata anche l’associazione con la vaccinazione anti-pneumococco.

La prevenzione primaria

La copertura vaccinale previene le forme gravi di influenza, ma non evita il contagio. Per questo è altrettanto fondamentale mettere in atto alcuni comportamenti che rappresentano la prima forma di prevenzione, come ci ha insegnato l’esperienza del 2020-2021.

Evitare il contatto con persone malate

Chi presenta sintomi quali febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa, affaticamento, potrebbe avere il virus dell’influenza o simili. Evitare il contatto è la regola fondamentale, ma se ciò non fosse possibile è bene usare l’accortezza di mantenere la distanza di almeno un metro e/o ridurre il più possibile il tempo di contatto, soprattutto se in spazi chiusi.

Lavare le mani spesso e bene

Le mani possono essere veicolo per il virus. Lavarle e disinfettarle spesso è una delle più potenti forme di prevenzione del contagio: acqua,sapone e gel a base alcolica consentono di eliminare i virus presenti sulla pelle, soprattutto dopo aver tossito o starnutito. Addirittura, i lavaggi con abbondante acqua e sapone per 40-60 secondi sembrano essere più efficienti delle soluzioni a base di alcol per sanificare le mani.

Non toccare occhi, naso e bocca

Occhi, naso e bocca sono le principali vie di accesso all’organismo, e spesso i virus vi entrano quando le persone toccano queste aree con mani contaminate da germi. Meglio quindi, in via precauzionale, fare attenzione a non toccarsi mai occhi, naso e bocca.

Mascherine: sì o no?

L’uso di mascherine, obbligatorio per COVID-19, non rientra per ora nelle raccomandazioni ufficiali contro l’influenza. Tuttavia non è escluso che in futuro possa essere consigliato: l’esperienza della pandemia ha dimostrato che le mascherine sono utili per contenere le secrezioni respiratorie ed evitare la contaminazione dalle proprie mani e da tosse o starnuti altrui.

Cosa fare in caso di influenza?

Nonostante tutte le misure di prevenzione adottate, può accadere di ammalarsi di influenza. Ovviamente, la prima cosa da fare è sentire il proprio medico di riferimento, che saprà dare tutte le indicazioni per affrontare il decorso della malattia e distinguerla, in caso, dall’infezione da COVID-19.

Ci sono però alcuni accorgimenti utili per le persone con diabete, da tenere sempre a mente. Innanzitutto, vista la possibilità di incremento della glicemia nel sangue, è importante verificare il livello di glucosio nel sangue ogni quattro ore, e tenere traccia dei risultati.

Lo stato di debilitazione provocato dall’influenza potrebbe causare inappetenza. Tuttavia, è bene ricordare di continuare a prendere l’insulina e gli altri farmaci. Per ogni dubbio è sempre bene consultare il proprio diabetologo, che potrebbe addirittura consigliare di prendere una dose in più di insulina durante la malattia.

Altro accorgimento è bere molta acqua, perché l’influenza potrebbe causare disidratazione. Se non si riesce ad alimentarsi normalmente, è importante cercare di assumere comunque una quantità di carboidrati equivalente alla propria dieta consueta, magari attraverso cibi liquidi.

Un buon accorgimento è anche tener sotto controllo il peso, perché un dimagrimento rapido potrebbe essere indice di alto livello di glucosio nel sangue.

2022-01-19T11:35:17+01:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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Bibliografia di questo articolo