Diabete e Google: solo il 9% si rivolge al dottore

Diabete e Google: solo il 9% si rivolge al dottore

Chi necessita di informazioni sul diabete preferisce Google al proprio medico: sul motore di ricerca il diabete è la patologia più ricercata.

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Lo rivela il Diabetes Web Report 2015, che ha monitorato i comportamenti delle persone con diabete in rete, tra motori di ricerca, siti d’informazione specializzata e social network.

I dati

Lo studio ha coinvolto 810 medici di diversa specializzazione che si occupano di diabete e 505 pazienti, rilevando che sul web le ricerche si concentrano in particolare sui prodotti di trattamento, alimentazione, stile di vita e attività delle associazioni che si occupano di diabete.

I dati raccolti permettono di tracciare:

  • L’identikit della persona con diabete che utilizza internet per informarsi: prevalentemente di sesso femminile (61% donne vs 37% uomini, con un’età che va dai 31 ai 60 anni, con titolo di studio superiore, per lo più lavoratrice dipendente, con diabete da più di 10 anni nel 21% dei casi e da più di 20 anni nel 31,9%).
  • Gli argomenti più ricercati in rete: nella metà dei casi sono i prodotti per il trattamento delle complicanze, seguiti da alimentazione (49%), stile di vita (48%), attività delle associazioni di pazienti (35%), glucometri (25%), penne e aghi (12%) e cura del piede (8%).
  • La durata della navigazione: il 44,2% delle persone con diabete naviga da 1 a 3 ore al giorno (8-21 ore a settimana); il 28,5% più di 3 ore al giorno (più di 21 ore a settimana).
  • Quali siti vengono consultati: siti web generici (60%), siti sul diabete (56%), social network (55%), informazioni scritte da medici (30,8%) ma anche da altre persone con diabete (25,7%).

Ketty Vaccaro, Presidente del Diabetes Web Observatory Group e responsabile settore Welfare del Censis, commenta:

Il Dott. Google si è inserito a pieno titolo nei percorsi compiuti dagli utenti nella ricerca autonoma di risposte ai propri quesiti inerenti il tema salute, un medico virtuale dalle innumerevoli specializzazioni al quale possono rivolgersi anche prima di recarsi dal proprio medico curante e i cui pareri vengono spesso discussi e messi a confronto con le indicazioni del medico ‘reale’.

E prosegue utilizzando un neologismo, che in questo contesto calza a pennello “healthnauta”:

L’healthnauta, infatti, grazie alle enormi potenzialità del web, accede in modo autonomo ad informazioni e racconti di storie di malattia e si può confrontare con altri che condividono la sua stessa condizione, emotiva e di salute. Accanto ai medici, finora unici decisori delle scelte terapeutiche per i propri pazienti, oggi si affacciano altri influenzatori on line non sempre noti, che possono essere altri medici o esperti, sulla cui affidabilità peraltro non di rado mancano riscontri, ma sono spesso anche persone comuni, amici e altri pazienti, con un ruolo di informazione e confronto che modifica sostanzialmente la tradizionale relazione biunivoca e asimmetrica tra medico e paziente.

Cosa ne pensano i medici

I medici stessi dichiarano che durante la visita, almeno 1 paziente su 6 riferisce informazioni apprese su internet.

Per quasi 6 medici su 10, internet può essere utile ma è pur sempre indispensabile il supporto di un professionista. Il 26% dichiara comunque una crescente diffidenza nei confronti di questo tipo di ricerca per il rischio elevato di confusione che implica e solo il 16% lo considera uno strumento utile per migliorare lo stile di vita.

La Dott.ssa Ketty Vaccaro conclude:

Non sempre la persona che si informa su internet ha gli strumenti critici per una decodifica essenziale. Può capitare in alcuni casi che il paziente sia emotivamente coinvolto e tenda a dare ascolto alle spiegazioni più preoccupanti dei propri sintomi, passando dalla lettura delle informazioni, all’autodiagnosi e perfino all’autoterapia. Oppure costruisca certezze infondate, magari diffondendole on line attraverso i social media, senza richiedere pareri più esperti; aspetto ancora più rischioso per il popolo di internet. Non tutto quello che è riportato sulla rete è affidabile, per questo, quando si tratta di ricercare informazioni sulla salute e in particolare sul diabete, il parere del medico è fondamentale.

Contro l’autodiagnosi del paziente sul web, si schiera il Dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie Metaboliche di Humanitas Milano:

 Onestamente non sono d’accordo con questi dati. Premesso che il diabete è una patologia cronica che colpisce in Italia circa 4 milioni di individui e che rappresenta ancora un’importante causa di mortalità e di morbilità (n.d.r Frequenza percentuale di una malattia in una collettività), non possiamo pensare che internet rappresenti un punto di riferimento. I punti saldi devono rimanere i medici di medicina generale sul territorio e gli specialisti diabetologi. Poi che la maggiore informazione possa portare a una migliore consapevolezza della patologia ben venga, ma solo se guidata da siti autorizzati e specialistici. Purtroppo sul web c’è ormai di tutto e alcune cose possono essere anche pericolose. Spesso ci capita in ambulatorio di incontrare soggetti che richiedono alcune terapie non adatte alla loro tipologia di malattia o che sono in fase sperimentale o addirittura inesistenti: la ricerca della “bacchetta magica” che possa sostituire un percorso educazionale anche complesso e impegnativo basato su stile di vita adeguato, assunzione corretta di farmaci, a volte anche numerosi, non è sicuramente la strada migliore.

In conclusione, la ricerca di informazioni sul web è una tendenza in crescita che va considerata come positiva, soprattutto se sensibilizza a un atteggiamento positivo e a una gestione positiva della malattia, ma è molto importante che la consultazione online sia supportata dal parere di uno specialista.

2016-08-08T15:41:49+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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