Diabete e scompenso cardiaco: quale relazione e come prevenirlo

Diabete e scompenso cardiaco: quale relazione e come prevenirlo

Tra le complicanze più diffuse del diabete vi sono le malattie cardiovascolari, che sono oggi una delle principali cause di mortalità nelle persone diabetiche di tipo 2, soprattutto quelle più anziane.

Le persone con diabete hanno un rischio maggiore di sviluppare le patologie cardiovascolari, e le loro conseguenze, rispetto alla popolazione generale. I pazienti con diabete di tipo 2, addirittura, hanno un rischio di infarto pari a quello delle persone che hanno già avuto un infarto.

Tra gli eventi cardiovascolari che possono insorgere, oltre ai più noti come l’infarto e l’ictus, vi è anche lo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca), che in Italia è la prima causa di mortalità.

Lo scompenso cardiaco nel diabete

Lo scompenso cardiaco si manifesta quando il cuore non è più in grado di fornire all’organismo la quantità di sangue di cui necessita e quindi non può più garantire il corretto apporto di ossigeno a tutti gli organi del corpo.

Secondo le stime vi è una prevalenza dell’11,3% di scompenso cardiaco tra i diabetici: le persone con diabete hanno un rischio di 2,5 volte superiore rispetto ai non diabetici di soffrire di insufficienza cardiaca (nelle donne il rischio è di 5 volte superiore e negli uomini di 2,4 volte).

Le oscillazioni della glicemia aumentano il rischio

Gli studi sul rapporto tra il diabete e lo scompenso cardiaco hanno dimostrato la stretta correlazione tra lo sviluppo di questa complicanza e l’andamento “ballerino” della glicemia: non mantenere nella norma i valori glicemici e di emoglobina glicata fa aumentare ancora di più il rischio.

Le oscillazioni della glicemia, infatti, aumentano la probabilità di alterazione del ventricolo sinistro del cuore: questo si dilata e si “affatica” finché non riesce più a pompare il sangue come dovrebbe.

Nell’UK Prospective Diabetes Study è stato dimostrato che nei diabetici di tipo 2 il rischio di scompenso cardiaco si riduce del 16% per ogni riduzione dell’1% dell’emoglobina glicata.

Anche la presenza di obesità o sovrappeso e riduzione dell’attività fisica aumentano il rischio.

Il controllo dell’emoglobina glicata

Il miglior esame per analizzare la glicemia resta al momento l’emoglobina glicata, poiché fornisce la media delle glicemie degli ultimi 2-3 mesi. Un valore al di sopra della soglia limite, il 7%, è un segnale d’allarme.

Le più recenti statistiche dell’Associazione Medici Diabetologi mostrano però che i diabetici non sono ancora molto bravi ad effettuare il corretto controllo della glicemia: solo il 7% dei diabetici di tipo 1 ed il 44% dei diabetici di tipo 2 mantiene l’emoglobina glicata nei valori desiderati.

In questo ambito sono molto importanti i controlli di routine come l’ecocardiografia per tenere sempre sotto controllo il cuore ed identificare precocemente i segnali dello scompenso cardiaco.

Infine, anche per il corretto funzionamento del cuore sono fondamentali le generali raccomandazioni di gestione del diabete capaci di evitare lo sviluppo delle complicanze.

2017-04-04T13:30:32+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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