Fattori di rischio associati all’ipoglicemia nei neonati

Fattori di rischio associati all’ipoglicemia nei neonati

Fattori di rischio associati all'ipoglicemia nei neonati

Il manifestarsi di un’ipoglicemia è un fenomeno che sta diventato sempre più frequente nei neonati. Con il termine ipoglicemia, facciamo riferimento ad uno squilibrio tra l’assunzione di glucosio ed il suo utilizzo. Questa situazione se è persistente, potrebbe generare conseguenze neurologiche nel neonato. In questo articolo, prenderemo in considerazione uno studio effettuato dall’Ospedale Nazionale (Itauguá, in Paraguay), che descrive i valori di glicemia capillare dei neonati a rischio, al fine di determinare i fattori che causano l’ipoglicemia.

Uno studio scientifico

gravidanza

Le variabili indipendenti che sono state prese in considerazione, in questo studio, sono le patologie associate ad un neonato come prematurità, restrizione della crescita intrauterina, parto cesareo, sesso, ipertensione arteriosa e diabete gestazionale.

La conclusione dello studio condotto su un campione di 76 neonati (la maggioranza di genere maschile) è quella per cui, il fattore di rischio significativo associato all’ipoglicemia neonatale, sarebbe la presenza di patologie associate (di stress respiratorio, sepsi e asfissia perinatale) e prematurità. Infatti, la correlazione tra glicemia capillare e plasmatica è considerevole (r +0,6).

Quali possono essere le cause di ipoglicemia neonatale?

Le cause dell’ipoglicemia neonatale possono essere molteplici, in particolare:

  • Aumento dell’utilizzo del glucosio;
  • Iperinsulinismo: diabete mellito materno, eritroblastosi, PEEG, PEG o malattia delle cellule delle isole pancreatiche o altra endocrinopatia;
  • Aumento del dispendio calorico per mantenere la termoregolazione (RNMBP e PEG) o, a causa di una maggiore attività muscolare (di stress respiratorio, irritabilità del Sistema nervoso centrale, sospensione di alcuni farmaci);
  • Passaggio dal metabolismo aerobico a quello anaerobico (ipossiemia, ipotensione, ipoventilazione);
  • Eccesso relativo di tessuti dipendenti dal glucosio (rapporto testa / fegato alto in PEG);
  • Errori congeniti del metabolismo con substrati alternativi non idonei (acidi grassi liberi, corpi chetonici, glicerolo, amminoacidi, lattato);
  • Danno cerebrale acuto che aumenta l’utilizzo del glucosio (convulsioni, intossicazione, meningite, encefalite o ipermetabolismo a seguito di un evento acuto come ipossia-ischemia, trauma o emorragia);
  • Ritardi o apporto inadeguato di calorie fornite dalla nutrizione parenterale;
  • Regolazione ormonale aberrante del metabolismo dei carboidrati o dei lipidi (disturbi endocrini ipotalamici, ipofisari o periferici);
  • Immaturità transitoria di vie metaboliche critiche per la produzione di glucosio e/o altri substrati;
  • Riserve insufficienti di precursori o substrati alternativi;
  • Carenza di trasportatori del glucosio cerebrale (genetica o post-ipossia-ischemia);
  • Soppressione della neoglicogenesi, glicogenolisi e rilascio di glucosio epatico (iperinsulinismo);

Quali sono i sintomi di un’ ipoglicemia?

Molti neonati possono essere asintomatici. In altri casi, un’ipoglicemia prolungata o grave può causare segni sia adrenergici che neuroglicopenici.

Neonato

Questi sintomi che si possono manifestare includono diaforesi, tachicardia, letargia o debolezza e tremori, come pure convulsioni, coma, episodi cianotici, apnea, bradicardia o distress respiratorio e ipotermia.

Poiché, tutti i sintomi possono essere aspecifici e comparire anche nei neonati con asfissia, sepsi o ipocalcemia o con astinenza da oppioidi, la diagnosi si rivela di grande difficoltà. Pertanto, i neonati a rischio con o senza questi segni richiederebbero un monitoraggio immediato della glicemia da un campione capillare.

Quali sono i trattamenti più indicati?

Il trattamento preventivo, di solito, è quello indicato per la maggior parte dei neonati ad alto rischio. Ad esempio, un’infusione endovenosa di destrosio al 10% in acqua o glucosio orale viene spesso somministrata ai figli di donne con il diabete, che hanno fatto uso di insulina, nonché a coloro che sono estremamente prematuri o hanno difficoltà respiratorie.

Altri neonati a rischio, che non presentano patologie, dovrebbero ricevere un’alimentazione artificiale precoce e frequente per fornire carboidrati.

In ogni neonato, il cui glucosio scende a ≤ 50 mg / dL ( ≤2,75 mmol / L), il trattamento rapido dovrebbe iniziare con l’alimentazione enterale o con un’infusione di destrosio, in cui le concentrazioni sieriche di glucosio dovrebbero essere monitorate per guidare gli aggiustamenti della velocità di infusione. Una volta migliorate le condizioni del neonato, l’infusione endovenosa può essere gradualmente sostituita dall’alimentazione enterale, monitorando la concentrazione di glucosio.

La ricerca scientifica è in costante attività per conoscere ed eliminare i rischi di patologie e complicanze, in questo caso, in particolare per il neonato.

parto neonato

Per concludere

La scelta di una qualità della vita, da parte dei futuri genitori, basata su una sana alimentazione, un’adeguata attività fisica ed un frequente e constante controllo medico, è il fondamento per un concepimento che presenti minori rischi di complicanze.

E’ bene, ricordare, infatti, che una maternità responsabile e consapevole si basa su uno stile di vita sano già prima del concepimento. Pertanto, la valutazione medica della familiarità della madre ed uno screening medico attento, durante tutto il periodo della gestazione, può contribuire alla marginalizzazione del rischio di insorgenza di questa problematica.

2021-04-02T13:11:55+02:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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