Come capire se il gonfiore sulla pelle è causato dalla lipodistrofia

Come capire se il gonfiore sulla pelle è causato dalla lipodistrofia

Il diabete è una condizione che necessita di alcuni cambiamenti nella gestione della propria routine quotidiana: nello stile di vita, nella dieta, nell’attenzione alla cura della persona. Non dovrebbe provocare, però, soprattutto se si seguono correttamente le indicazioni mediche e le terapie, cambiamenti nell’aspetto fisico. Sono le complicanze che possono modificare l’aspetto della persona con diabete e per questo qualsiasi manifestazione insolita sul proprio corpo dovrebbe essere approfondita consultando lo specialista.

La lipodistrofia, ad esempio, è una complicanza del diabete che si presenta come un rigonfiamento o un avvallamento nella zona in cui solitamente si effettuano le iniezioni di insulina. Si tratta di un disturbo che interessa il grasso sottocutaneo, cioè lo strato presente appena sotto la pelle, e oltre a creare imperfezioni estetiche, può provocare indirettamente anche una serie di reazioni a catena, come l’alterazione dei livelli glicemici in chi ha il diabete.

lipodistrofia e diabete

La lipodistrofia localizzata può manifestarsi a qualsiasi età, per questo è importante controllare sempre che non ci siano fossette o gonfiori nelle zone in cui viene inserito l’ago.

In genere, per ottenere una diagnosi completa è necessario effettuare un test del grasso corporeo o in alcuni casi una biopsia cutanea, ma poiché si tratta di una complicanza abbastanza comune nelle persone con diabete, questa stessa condizione potrebbe suggerire al proprio medico di fiducia che si è in presenza di lipodistrofia, anche senza ulteriori approfondimenti diagnostici. Con molta probabilità, tuttavia, potrebbero essere richieste delle analisi del sangue, per il monitoraggio dei livelli glicemici, per valutare la salute dei reni e gli enzimi epatici.

Che cos’è la lipodistrofia

L’Associazione americana degli endocrinologi clinici (AACE) riconosce la lipodistrofia come una condizione caratterizzata da perdita parziale o totale del tessuto adiposo (ovvero la sede in cui si depositano i grassi corporei) in una o più aree del corpo. Questo disturbo porta ad una alterazione della pelle, causando delle formazioni nodulari nella zona interessata.

La lipodistrofia è, innanzitutto, una nota complicanza della terapia insulinica ed è associata alle ripetute iniezioni di insulina praticate nella stessa area. La degenerazione del tessuto adiposo è, tuttavia, dovuta anche a:

  • insulino-resistenza;
  • ipertrigliceridemia;
  • steatosi epatica non alcolica (NFAD);
  • sindrome metabolica.

Nonostante ciò, sono principalmente le iniezioni giornaliere di insulina che tendono a causare lipodistrofia localizzata nelle zone d’iniezione: questa complicanza potrebbe essere facilmente evitata ruotando spesso i siti iniettivi.

lipodistrofia e diabete

La carenza di tessuto adiposo con cui si manifesta la lipodistrofia genera anche una riduzione dei livelli di leptina, ormone secreto dalle cellule adipose e responsabile della regolazione dell’appetito e del metabolismo. Le persone che presentano una carenza di leptina sono inclini a iperfagia (cioè fame eccessiva) e insulino-resistenza, due condizioni che possono avere degli effetti in chi ha il diabete, perché in grado di generare variazioni dei livelli di glucosio nel sangue, fatto che può complicare la gestione della condizione diabetica.

Come si riconosce la lipodistrofia

Per capire se il gonfiore insolito che si nota su una gamba, su un braccio o sulla pancia, cioè in uno dei siti in cui in genere vengono eseguite le iniezioni giornaliere di insulina, è dovuto alla lipodistrofia, bisogna, però, prima ricordare che questa è un’alterazione del tessuto sottocutaneo che può presentarsi sotto due diverse forme: lipoatrofia e lipoipertrofia.

La lipoatrofia è una perdita di tessuto con l’aspetto di un avvallamento: guardandola e toccandola si percepisce come una “cavità” nella pelle.

La lipoipertrofia, invece, è un aumento di volume del tessuto, percepibile al tatto come una specie di nodulo e che si offre alla vista come un rigonfiamento della pelle.

Per riconoscere la lipodistrofia è importante controllare periodicamente le zone in cui viene effettuata l’iniezione, possibilmente confrontando le aree interessate su entrambi i lati del corpo, perché spesso si preferisce in modo inconsapevole un lato più dell’altro, sottoponendo così la zona a maggiore stress e causando asimmetrie.

lipodistrofia e diabete

Come si cura la lipodistrofia: il ruolo chiave della prevenzione

Attualmente non esiste una terapia specifica per questa complicanza e soprattutto gli effetti delle varie modalità di trattamento variano da persona a persona. I piani terapeutici disponibili sono focalizzati sulla gestione delle anomalie metaboliche, oltre che sulla prevenzione di ulteriori complicanze e difetti estetici.

Comunque, il principale mezzo di prevenzione della lipodistrofia consiste proprio nel variare continuamente i siti di iniezione dell’insulina e nell’utilizzare una corretta misura degli aghi. Il modo più efficace per contrastare l’insorgenza di questa complicanza è, pertanto, la corretta tecnica di somministrazione dell’insulina.

La terapia insulinica richiede somministrazioni quotidiane ed è proprio per questo che rischia di essere effettuata in fretta e con superficialità. Ripetere la stessa operazione ogni giorno può diventare un’attività automatica e, praticata senza la necessaria cura, può portare a sottovalutare i rischi e le possibili ripercussioni anche sui valori della glicemia.

Per prevenire il manifestarsi di lipodistrofie è quindi necessario:

  • iniettare l’insulina nel tessuto sottocutaneo, cioè mai nel derma o nel muscolo;
  • cambiare l’ago ad ogni iniezione e non riutilizzare mai uno stesso ago per una o più iniezioni successive;
  • alternare i siti di iniezione (tra addome, cosce, braccia, natiche)
  • in ciascun sito di iniezione, distanziare di almeno un centimetro le iniezioni;
  • utilizzare un ago corto, preferibilmente da 4mm come raccomandato dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD), dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) e dagli Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani (OSDI);
  • evitare le iniezioni di insulina nelle zone in cui già si è sviluppata la lipodistrofia: in queste zone, infatti, l’assorbimento del farmaco è imprevedibile e potrebbe dare luogo a episodi inaspettati di ipoglicemia o di iperglicemia.

Per quanto riguarda, invece, le conseguenze estetiche della lipodistrofia, esistono creme, fiale e filler cosmetici che possono essere di aiuto nel migliorare l’aspetto cutaneo delle persone che presentino perdita di tessuto adiposo.

La prevenzione della lipodistrofia, riassumendo, è pertanto possibile evitando le iniezioni intramuscolari, non effettuando le iniezioni sempre nello stesso sito o senza distanziare tra loro le zone interessate, ricordando di non utilizzare sempre gli stessi aghi per l’iniezione di insulina e scegliendo aghi di lunghezza adeguata.

lipodistrofia e diabete

Questa complicanza, se non gestita adeguatamente o prevenuta, può dare origine ad una serie di reazioni a catena, che risultano innanzitutto in un’alterazione improvvisa dei livelli di glucosio nel sangue.

Quindi, se nella gestione quotidiana del diabete la somministrazione dell’insulina ha un ruolo di estrema importanza, è soprattutto la sua corretta tecnica di iniezione a garantire uno stato di salute ottimale. Per chi ha il diabete, quindi, è fondamentale prestare particolare attenzione a tutte le pratiche d’iniezione, ma anche alla cura della propria pelle e all’individuazione tempestiva di possibili manifestazioni della lipodistrofia.

2018-08-11T09:06:33+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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