Implicazioni e approccio psicologico al diabete

Implicazioni e approccio psicologico al Diabete

Uno dei primi scienziati a sostenere la teoria secondo la quale molte malattie derivano da un uso inappropriato delle nostre difese naturali è Herni Laborit, neurofisiologo padre della psico-neutro-immuno-endocrinologia.

Il sistema nervoso della persona stressata reagisce contro una situazione percepisce come una minaccia, un pericolo, una sfida impegnativa.

Cosa succede nell’organismo della persona sottoposta a stress?

A seguito di fattori stressanti, vengono rilasciati ormoni come l’adrenalina che preparano l’individuo a intraprendere una lotta o a fuggire da una situazione, liberando nel sangue il glucosio immagazzinato nel fegato e nelle fibre muscolari.

Scrive, a tale proposito lo Psicologo Pietro Trabucchi:

Si tratta di una reazione del tutto appropriata di fronte a minacce acute, concrete e temporanee: un animale feroce, una tribù ostile, un incendio. Se dovessimo trovarci a tu per tu con una tigre dai denti a sciabola questo sistema ci permetterebbe di utilizzare istantaneamente le migliori fonti energetiche disponibili: come una vettura bi-fuel che deve sfuggire a un inseguimento noi passeremmo subito dal diesel (acidi grassi) alla benzina super (glucosio). Il sistema è molto efficace, ma il problema è un altro. Negli ultimi diecimila anni il nostro organismo è rimasto identico, mentre il contesto in cui viviamo e le minacce che lo popolano sono completamente mutati. Ecco che allora gran parte degli stressor (ndr fonti di stress) che ci affliggono non sono più concreti e temporanei, ma quasi sempre relazionali, permanenti e immediati: il capoufficio, la suocera, la recessione, la paura del futuro. La gara sportiva – come ben sanno i podisti che “soffrono” di ansia pre-agonistica – è il tipico esempio di questo tipo di stressor. L’organismo di questi atleti reagisce alla prospettiva di dover gareggiare come se la persona fosse costretta a calarsi nella gabbia di una belva affamata: non solo insonnia, tachicardia, tensioni muscolari, frequente bisogno di evacuare, ma anche modifiche del metabolismo. Così le preziose molecole di glucosio stoccate nell’organismo sotto forma di glicogeno, con religiosa devozione, vengono in parte consumate e bruciate ben prima che lo starter abbia dato il via. È come se uno facesse improvvisamente dei falò quando fa ancora caldo con legna accumulata per l’inverno. Il problema è che il nostro organismo non ha ancora imparato a distinguere le reazioni appropriate ai vari tipi di stress. E non lo farà da solo presumibilmente per i prossimi duecentomila anni. Sta a noi fare questa distinzione, è compito nostro governare questi processi. È infatti importante capire che le reazioni inappropriate hanno un prezzo: una persona stressata, che reagisce allo stress in modo inappropriato, fa sì che una situazione eccezionale possa diventare la norma. Accade così che nel sangue di una persona stressata si trovino livelli di glucosio stabilmente più alti del normale, con possibile evoluzione verso la sindrome metabolica o il diabete.

Sono molti gli studi che dimostrano la stretta correlazione tra l’insorgenza di diabete di tipo 2 e una gestione inadeguata dello stress, soprattutto di natura piscologica.

Il Dr. Peter Wiesli dell’Ospedale Universitario di Zurigo, nel 2005 rilevò come un episodio di stress psicologico rallenti in maniera significativa il metabolismo degli zuccheri nei pazienti in cura per diabete.

Trabucchi prosegue aggiungendo che esiste una relazione dimostrata tra abitudini alimentari inappropriate e bassa capacità di gestire lo stress:

Non solo perché lo stress aumenta la produzione di noradrenalina (ndr un neurotrasmettitore nel sistema nervoso, che coinvolge parti del cervello dove risiedono i controlli dell’attenzione e delle reazioni), che a sua volta inibisce il CRH, ormone ipotalamico coinvolto nella regolazione della sazietà. Ma anche perché il disagio da stress spinge a comportamenti nutrizionali inadeguati: lo scopo di tali comportamenti sta nel ricercare un effimero e momentaneo benessere emozionale attraverso una vera e propria “manipolazione” biochimica del cervello.

Assumere una dose massiccia di cibi molto zuccherati e il conseguente intervento dell’insulina, si scatena la produzione di serotonina e di beta-endorfine, mediatori celebrali che riescono a sedare il dolore psicologico e donare una seppur breve sensazione di benessere, in grado di compensare situazioni di stress e frustrazione. Una reazione a catena che colpisce prevalentemente le persone incapaci di elaborare e gestire lo stress, dannosissime, quindi, per una persona con diabete.

2016-07-06T17:12:30+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
Hai trovato questo argomento interessante? Condividila ad un tuo amico a cui può tornare utile:
-->