Da un sintomo alla consapevolezza di una problematica: l’Iperfagia e il Diabete

Da un sintomo alla consapevolezza di una problematica: l’Iperfagia e il Diabete

iperfagia e diabete

L’iperfagia1 o Polifagia è un disturbo del comportamento alimentare che può essere legato a numerosi fattori.

Essa si manifesta con un aumento dell’appetito apparentemente senza una causa precisa: durante la giornata si può, infatti, avvertire la necessità di ingerire il cibo in maniera compulsiva, anche in quantità maggiori rispetto alla norma.

Questo disturbo è caratterizzato non soltanto da un forte senso di fame, ma anche da una persistente insaziabilità, che non viene soddisfatta dal cibo ingerito e porta il soggetto a ricercare ed assumere costantemente altri alimenti.

Così, oltre ad aumentare sensibilmente le porzioni assunte quotidianamente tramite i pasti principali, quali colazione, pranzo e cena, chi mostra questa condizione tende a rifugiarsi nel cibo nel corso di tutta la giornata, concedendosi spuntini continui, perfino nelle ore notturne.

Tuttavia, i disturbi alimentari possono essere molteplici e di diversa natura, metabolica o psicologica e molto spesso chi li presenta non è a conoscenza dei fattori scatenanti. Iperfagia e bulimia sono proprio due dei principali disturbi alimentari e vengono spesso confusi tra loro.

L’Iperfagia e la Bulimia sono la stessa cosa?

La bulimia2 e l’iperfagia1 hanno in comune un senso di fame costante, ma con una sostanziale differenza.

Nelle due condizioni, infatti, il comportamento è lo stesso ed è contraddistinto da grandi “abbuffate” con frequenza variabile, in cui la quantità di cibo ingerito è decisamente superiore a quella di un pasto normale. Ad esse si accompagna spesso uno stato psicologico tale da non riuscire più a fermarsi una volta che si è iniziato a mangiare.

Tuttavia, tipico della bulimia è un senso di colpa avvertito dalla persona una volta terminato il pasto; questa manifestazione non sempre presente nell’iperfagia, induce la persona a “rimediare” per l’eccesso di cibo ingerito con pratiche fortemente controproducenti e rischiose per la salute, come il rigurgito autoindotto, l’abuso di farmaci lassativi o diuretici ed un’attività fisica esagerata.

La maggior parte delle persone con bulimia presenta un peso corporeo normale. Il frequente ricorso all’eliminazione del cibo autoindotta, tipico della bulimia nervosa, può produrre alterazioni dell’equilibrio elettrolitico e dei fluidi, tra cui: ipopotassiemia, iponatriemia, ipocloremia.

Il rigurgito di succo gastrico acido prodotto dal vomito autoindotto può causare alcalosi metabolica (squilibrio metabolico che vede un incremento del pH dei tessuti e dei fluidi dell’organismo), mentre l’abuso di lassativi per indurre dissenteria può provocare acidosi metabolica (squilibrio metabolico opposto all’alcalosi, che vede una diminuzione del pH dell’organismo).

A differenza della bulimia, l’iperfagia non necessariamente comporta delle conseguenze a livello comportamentale e la persona non sempre ricorre al rigurgito volontario o a lassativi. L’iperfagia, però, porta ad un aumento di peso corporeo che può sfociare nell’obesità, più o meno grave.

In entrambe queste condizioni, si presenta comunque un comportamento ossessivo della persona che può dipendere da molte cause, sia psicologiche che metaboliche.

Da cosa è determinata l’iperfagia?

L’iperfagia può derivare da uno squilibrio di natura psicologica.

La fame compulsiva può nascondere, infatti, bassa autostima, paura e incapacità di relazionarsi con gli altri (paura o fobia sociale) o difficoltà ad accettare se stessi per come si è, sia interiormente che esteriormente.

L’iperfagia non è considerata, spesso, una patologia in sé, ma piuttosto l’effetto di altre condizioni che influenzano tutto l’organismo, e che rappresentano la vera causa di questo desiderio compulsivo di cibo. Tra queste condizioni troviamo il diabete mellito, l’ipoglicemia, la sindrome di Kleine-Levin (disturbo del sonno), la sindrome di Prader-Willi (di natura genetica, caratterizzata da squilibri ormonali, che provocano una preoccupante obesità negli adolescenti) o altre alterazioni ormonali come l’ipertiroidismo.

L’iperfagia può derivare, inoltre, anche dall’assunzione di certi farmaci o sostanze, quali corticosteroidi, ciproeptadina, antidepressivi triciclici e tetraidrocannabinolo (molecola tipica della cannabis). Appare, quindi, chiaro che l’iperfagia si manifesta come un sintomo di altri disturbi, e che per prevenirla e trattarla va prima di tutto identificata e gestita la sua causa scatenante.

Quando l’Iperfagia può essere considerata un sintomo del diabete?

Avere sempre fame senza motivo è un segnale da non sottovalutare. La fame continua potrebbe, infatti, essere indice di diabete.

Questo è spiegato dal fatto che nel diabete la capacità dell’organismo di ricavare energia dagli zuccheri è compromessa ed il corpo reagisce di conseguenza, comunicando al cervello di avere costantemente bisogno di cibo. Tale sintomo può, quindi, essere un segnale da non sottovalutare perché espressione di uno squilibrio nella produzione fisiologica dell’insulina.

L’insulina è un ormone proteico4 secreto dalle cellule del pancreas, che stimola l’assorbimento del glucosio nelle cellule muscolari e adipose e, insieme al glucagone, partecipa alla regolazione dei livelli ematici del glucosio stesso. Nell’encefalo, questo ormone non è coinvolto soltanto nel metabolismo del glucosio, bensì regola l’assunzione di cibo, attenuando la sensazione di fame.

Quando una persona presenta scarsi livelli di insulina ha la tendenza a mangiare più del dovuto poiché non percepisce la sensazione di sazietàIn questi casi è consigliabile rivolgersi al proprio medico o specialista di fiducia.

L’Insulina può essere considerato un “regolatore” della fame?

L’insulina, oltre ad essere coinvolta nella gestione dei livelli di glucosio nel sangue, è in grado di rendere disponibili le sostanze nutritive per le cellule4.

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Le persone con il diabete di tipo 2 non producono una quantità sufficiente di insulina, oppure il loro organismo non è in grado di utilizzarla in modo corretto, per cui non sono in grado di sfruttare adeguatamente i nutrienti che vengono assunti con il cibo.

Per chi ha il diabete di tipo 2 può essere necessario introdurre questo ormone tramite iniezioni cutanee, mentre si tratta di una pratica obbligatoria per chi, invece, ha il diabete di tipo 1.

Il nostro corpo, in condizioni normali, agisce in questo modo: quando vi è un eccesso di glucosio nel sangue, viene stimolata la produzione di insulina. Tale ormone converte l’eccesso di glucosio in grassi, che vengono immagazzinati dall’organismo; al contrario, in caso vi sia una carenza di questo zucchero, l’organismo cerca di preservarlo il più possibile, prelevando i grassi dalle scorte e utilizzando questi ultimi come fonte energetica.

Tuttavia, nel momento in cui viene secreta una eccessiva quantità di insulina si corre il rischio di avere un abbassamento troppo repentino della glicemia: quando la glicemia si riduce troppo, il cervello invia segnali all’organismo per evidenziare la necessità di introdurre nuovo cibo e si avverte la sensazione di fame.

Lo squilibrio ormonale può in alcuni casi condurre ad una fame compulsiva, generando uno stato di insoddisfazione nei confronti del cibo assunto.

I primi segnali sono un aumento della quantità dei pasti, la continua voglia di spuntini e, nei casi più avanzati, insonnia notturna dovuta alla fame.

Che cosa si può fare per tenere sotto controllo la fame compulsiva?

Non è facile controllare la fame compulsiva, e la strategia di gestione è strettamente legata alle cause ad essa connessa. Se questa problematica è correlata ad ansia o depressione, è necessario agire tempestivamente per alleviare tale stato, per evitare di arrivare all’ipernutrizione; in questo caso, un consulto psicologico può essere sicuramente il primo passo.

Durante il sonno, il nostro corpo secerne ormoni che aiutano a controllare l’appetito e il metabolismo energetico3 e da eventuali squilibri in questo processo può derivare uno stato di fame compulsiva. È stato osservato che le persone che dormono abitualmente meno di 6 ore per notte hanno un indice di massa corporea più alto della media, probabilmente dovuto al sonno ridotto.

La difficoltà nel prendere sonno può essere correlata a vari fattori, tra i quali il diabete, ecco perché bisogna agire in modo mirato sia su questi disturbi che sulla sensazione di fame ad essi associata.

E’ importante rispettare i pasti principali e prevedere,due o tre spuntini durante la giornata, soprattutto se si assume insulina. In questo modo è possibile mantenere un livello adeguato di zuccheri nel sangue, evitando pericolose oscillazioni, che possono determinare episodi di iperglicemia o ipoglicemia.

E’ importante monitorare la glicemia attraverso gli appositi kit, non bisogna mai dimenticare di farlo!

Nelle persone con diabete, dormire poche ore durante la notte o avere un sonno agitato3 può causare l’aumento dei livelli glicemici il giorno seguente. Spesso la vita frenetica ed il lavoro provocano una riduzione delle ore di sonno, a favore di quelle di attività; tutto ciò può portare a una marcata alterazione delle oscillazioni ormonali che sono alla base del metabolismo.

Come fare per modulare l’azione dell’insulina?

Normalmente si è portati a pensare che sia l’eccesso di grassi a provocare l’aumento di peso, ma, in realtà, il vero nemico del nostro peso sono gli zuccheri, che scatenano il fenomeno della fame continua.

Il nostro organismo possiede un sistema di regolazione che consente di mantenere sotto controllo la glicemia. L’equilibrio dei livelli di glucosio nel sangue risulta fondamentale per la sopravvivenza del cervello per i seguenti motivi5:

  1. Il cervello non ha la capacità di immagazzinare scorte di glucosio.
  2. Il cervello consuma una quantità costante di energia, a prescindere dalla sua attività.
  3. Il glucosio ematico è l’unico carburante per il nostro cervello.

In assenza di glucosio, dopo pochi minuti le cellule celebrali possono morire.

Il nostro organismo si comporta all’incirca in questo modo: quando il glucosio è in buona quantità, il corpo si adopera per utilizzarne il più possibile, immagazzinando gli zuccheri in eccesso sotto forma di grassi; quando invece è carente, cerca di conservarlo utilizzando i lipidi accumulati nell’organismo. Il meccanismo dell’insulina diventa “perverso” quando ne viene secreta troppa: in questo caso la glicemia si abbassa rapidamente, il cervello entra in crisi e richiede all’organismo nuovo combustibile per il suo funzionamento, e così si presenta lo stimolo della fame!

È di fondamentale importanza riuscire a controllare questo meccanismo, soprattutto per quelle persone che tendono a ingrassare facilmente.

Per mantenere sotto controllo i livelli di insulina si possono seguire alcune semplici regole:

  • evitare i carboidrati,soprattutto se assunti da soli, e preferire alimenti completi;
  • assumere pasti equilibrati, favorendo la presenza bilanciata dei diversi macronutrienti;
  • mangiare almeno 5 volte al giorno, evitando “grandi abbuffate” durante i pasti principali;
  • preferire fonti di carboidrati a bassa densità energetica e a basso indice glicemico.

Cosa inoltre ci può aiutare nel controllo della glicemia?

Dormire bene ci può aiutare sia a prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2 sia a gestire questa condizione, in chi la presenta già. Dormire un adeguato numero di ore può avere effetti benefici sul controllo della glicemia.

Diabetes Forecast , la rivista on line  della American Diabetes Association, ha riportato diversi studi, i quali hanno dimostrato che “nelle persone con diabete dormire poche ore durante la notte o avere un sonno agitato può portare a livelli di glicemia più alti il giorno dopo”.

Anche per le persone che non presentano questa condizione, dormire male e poco può portare a insulino-resistenza ed a un più alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

In conclusione, la qualità del sonno può giocare un ruolo fondamentale nel controllo dei livelli di glucosio nel sangue e del diabete; dormire bene è il presupposto per la prevenzione ed il trattamento non solo di questa condizione, ma anche dei suoi sintomi, primo tra tutti l’iperfagia.

 

2018-09-18T13:30:16+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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