Ironman nello sport e nella vita: l’intervista a Luca Vanni

Ironman nello sport e nella vita: l’intervista a Luca Vanni

Ironman nello sport e nella vita: l’intervista a Luca Vanni

Luca Vanni, 39 anni, è diabetico dall’età di 12 anni. È di Milano e nella vita è un tecnico informatico. Ama lo sport, ama il triathlon, ama l’IRONMAN.

Cos’è l’ironman? È un triathlon in versione super-endurance, ovvero che richiede una capacità di resistenza allo sforzo fisico molto superiore. Gli “ironman” infatti devono completare un percorso di 3,8 km a nuoto,180,2 km in bici e 42,2 km di corsa. Una vera impresa: e per Luca lo è ancora di più.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza e per rendere disponibile la sua testimonianza a tutte le persone che seguono il portale dell’Angolo del Diabetico.

L’ironman è la disciplina sportiva che ti contraddistingue: quando e come hai iniziato a praticarla?

Il mio avvicinamento allo sport è ricominciato (dopo un po’ di anni di non voglia di fare sport), quando sono ingrassato e il diabete non andava benissimo. Così nell’ottobre 2009 mi sono messo a correre (2 giri intorno all’arena di Milano, per un totale di 1400 m), per poi arrivare dopo un anno e mezzo a portare a termine la mia prima maratona (42,2 km). Poi una seconda, poi una terza, una quarta e una quinta… Il diabete migliorava nel compenso anche grazie alla perdita di 14 kg; però correre non mi bastava più. Così ho cominciato anche ad andare in bici: dopo quasi 6 mesi di uscite in bici e di corsa ho capito che dovevo provare nuove emozioni. Pur odiando il nuoto, mi sono buttato nel triathlon sprint (il cui percorso prevede 750 m nuoto, 20 km bici, 5 km di corsa), per poi arrivare dopo 2 anni a portare a termine nell’ottobre 2015 il mio primo Ironman, in ben 13 ore!

Quali sono i segreti per dedicarsi a un’attività sportiva così impegnativa nonostante, come sappiamo, il diabete non sia così semplice da gestire?

Il diabete, come dico sempre, è uno sport in più nella disciplina del triathlon. Comunque con i mezzi di adesso, come sensori e microinfusori, integratori specifici per persone con diabete. La cosa è un pochino più semplice, anche se ci sono giorni di glicemie no, che non ti permettono di allenarti o che non ti permettono di dare il massimo in allenamento. Durante la preparazione di un ironman mi alleno tutti i giorni, suddividendo lavori di tecnica a uscite in bici e di corsa lunghe, oltre che andare a nuotare in acque libere.

Quali consigli daresti a chi ha il diabete e volesse intraprendere uno sport, e in particolare, uno come il tuo?

Il consiglio che posso dare è di praticare qualsiasi sport, perché il diabete non deve essere un ostacolo all’attività fisica, ma sport e diabete sono un binomio inscindibile. Come dico sempre, basta avere testa e cercare di controllarsi, per poter eseguire l’attività fisica in tranquillità e non andare incontro negli anni alle complicanze di questa patologia. Io mi sono appassionato al triathlon, ma soprattutto all’ironman. Mi dicono che sono pazzo a fare quelle distanze. Ma le sensazioni che si provano a portare a termine una gara così lunga – sapendo che fino a pochi anni fa non veniva rilasciato il certificato di medicina sportiva a chi aveva il diabete – sono una cosa fantastica.

Quali sono le principali difficoltà che hai dovuto affrontare dopo la diagnosi di diabete e come le hai affrontate?

Io ho avuto l’esordio nel lontano 1989, quando avevo 12 anni: ho iniziato con le siringhe da insulina. Ho incontrato molta ignoranza su questa patologia. Essere chiamato drogato, non avere riferimenti di persone diabetiche che mi potessero aiutare nel superare le difficoltà… non sentirsi uguale agli altri. Poi capire che il diabete non è per niente un ostacolo, anzi è diventato il motivo per alzarmi e combattere per poter far capire che si può avere una vita regolare e praticare sport per me impensabili fino a pochi anni fa. Lo slogan dell’ironman dice tutto: anything is possible, e in effetti io – ma non solo io, ci sono altri atleti con diabete che fanno il mio stesso sport e sport estremi – sono uno degli esempi.

È chiaro che sei una persona che ama superare i propri limiti: quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho in mente un sacco di imprese. Non posso dire nulla per ora, ma ho molti progetti. Un sogno che però ho nel cassetto è di poter partecipare al campionato mondiale di ironman – naturalmente invitato come wild card – che si svolge ogni anno a Ottobre a Kona alle Hawaii. Una gara dove si trovano tutti i più grandi campioni che si sono qualificati durante l’anno per poter partecipare. Una gara dura, in quanto si nuota nell’oceano, si va in bici in percorsi ricchi di salite, si corre sul mare e occorre gareggiare Paese dal clima caldo e umido… È un sogno poter avere quella medaglia e la maglia da Finisher**.

 

 

* Una persona che partecipa a una gara con wild card è un atleta che prende parte alla gara anche senza avere i requisiti per parteciparvi. Per esempio: al campionato mondiale di ironman di Kona, possono partecipare tutti gli atleti che nell’anno precedente e nei primi mesi dell’anno hanno ottenuto la possibilità di andarci, arrivando nelle prime posizioni di una gara ironman o collezionando un totale di 12 gare ironman nel corso della propria vita. Luca Vanni non ha per ora questi requisiti, quindi potrà partecipare a questa competizione attraverso la presentazione di un progetto sul diabete e o se verrà invitato dall’organizzazione.

** Il Finisher è colui che finisce una gara di ironman o mezzo ironman: viene premiato con medaglia e maglia con la scritta FINISHER e l’anno della gara.

2016-10-18T10:10:51+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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