Ricerca sul diabete: novità scientifiche e frontiere delle nuove cure

Ricerca sul diabete: novità scientifiche e frontiere delle nuove cure

Ricerca sul diabete: novità scientifiche e frontiere delle nuove cure

Sono circa 422 milioni le persone con diabete nel mondo. Si rileva, però, che l’incidenza delle complicanze, tenda a ridursi, grazie al miglioramento del compenso glicometabolico dovuto all’introduzione di insuline di lunga durata, ipoglicemizzanti più raffinati e di nuove terapie sempre più vicine e realizzabili.

La sfida è quella di arrivare alla cura o alle cure più efficaci attraverso tre strade principali:

  • Sostituire il pancreas
  • Impedire al pancreas di deteriorarsi
  • Facilitare la rigenerazione del pancreas

Su questo percorso si stanno orientando le novità messe in campo negli ultimi mesi:

Pancreas artificiale

Stando alla rivista Diabetologia, che riporta le dichiarazioni di due esperti dello UK National Institute for Health Research, mancherebbero solo due anni all’attesissimo traguardo del primo pancreas artificiale, un dispositivo in grado di controllare in modo intelligente i livelli di glicemia e regolare di conseguenza il rilascio di insulina nell’organismo.

Angelo Avogaro, ordinario dell’Università di Padova, uno dei pochi centri al mondo che si occupa, per l’appunto, di ricerca nel campo del pancreas artificiale, spiega su Galileo:

Si tratta di un device costituito in maniera molto semplice. Consiste in una micropompa (o microinfusore) che contiene l’insulina. La micropompa viene comandata da un dispositivo palmare in cui è stato inserito un programma per il rilascio dell’insulina. L’apparecchio comunica con un sensore della glicemia che viene applicato sulla pancia e legge la glicemia minuto per minuto. Il sensore invia dati al dispositivo tramite bluetooth, e l’apparecchio, grazie a un algoritmo interno, elabora i dati e riesce a fare delle previsioni di quelle che saranno le variazioni della glicemia. In base a queste previsioni il palmare “ordina” al microinfusore di iniettare dosi precise di insulina.

Un enorme vantaggio rispetto al normale microinfusore che ha già facilitato la vita di numerose persone con diabete. Con il microinfusore, infatti, il paziente deve decidere la quantità di insulina da somministrarsi, mentre il pancreas artificiale agisce in autonomia, svincolando il paziente da un pensiero fisso e costante.

Staminali

La ricerca si sta evolvendo anche nel campo delle cellule staminali , che potrebbero risultare molto utili per la rigenerazione del pancreas.

Ad esempio, nell’I.R.C.C.S Neuromed di Pozzilli, alle procedure standard di ricostituzione dei vasi sanguigni è stato affiancato un nuovo metodo di medicina rigenerativa che utilizza appunto cellule staminali prelevate dal paziente stesso.

Le staminali sono cellule facilmente adattabili che possono specializzarsi in base all’ambiente che hanno intorno a loro. Nel caso specifico, i medici puntano alla loro trasformazione in cellule endoteliali, ovvero cellule che costituiscono la parete interna dei vasi e che quindi sono necessarie per una rivascolarizzazione. Un obiettivo importante per la ricerca, in quanto le persone con diabete, a causa della presenza di placche aterosclerotiche che diminuiscono o interrompono il flusso di sangue in una o più arterie dell’arto inferiore, sviluppano in genere una arteriopatia ostruttiva periferica. Con questa metodica, potrebbero essere salvati molti arti danneggiati dalla neuropatia. 

Studio sul Genoma

La notizia è recente.
Secondo uno studio condotto da un consorzio internazionale di ricerca, guidato dal bioinformatico dell’Accademia europea di Bolzano (Eurac), Christian Fuchsberger, le varianti genetiche collegate all’insorgere del diabete di tipo due sono molto diffuse a livello mondiale e il rischio di ammalarsi dipenderebbe dalla configurazione individuale di queste varianti.

Lo studio ha escluso l’ipotesi finora molto accreditata secondo cui nell’insorgere della malattia rivestirebbero un ruolo determinante alcune varianti genetiche più rare.
L’équipe internazionale guidata dal Dott. Fuchsberger, composta da oltre 300 ricercatori provenienti da 22 Paesi, , ha analizzato il genoma di circa 2700 individui.

Il Dott. Fuchsberger spiega l’importanza di questa ricerca:

Si tratta del primo studio sul diabete che ha analizzato il genoma completo in un numero così ampio di individui. Raccogliere una tale quantità di dati sarebbe stato impensabile già solo dieci anni fa. Per fare un esempio: non è stato possibile trasferire tutti questi dati via internet, così siamo dovuti ricorrere a un tir per il trasporto delle informazioni racchiuse in dischi rigidi.

In una seconda fase del progetto, i ricercatori hanno analizzato l’esoma, ovvero la porzione del DNA contenente l’informazione per la produzione delle proteine, in 13.000 individui e alcune specifiche sezioni di DNA in 112.000 campioni provenienti dalla popolazione di tutto il mondo.
Conclude il Dott. Fuchsberger:

Con questo studio abbiamo per la prima volta vagliato complessivamente le ipotesi portate avanti sull’insorgenza del diabete di tipo 2. Ora, abbiamo a disposizione un quadro più preciso delle varianti genetiche responsabili del diabete. Grazie a ciò, possiamo porre le basi per una migliore prevenzione e migliori terapie.

Sono in corso, quindi, nuovi studi, esperimenti innovativi che stanno portando grandi benefici alle persone con diabete e che promettono di far raggiungere loro traguardi ambiziosi e in breve tempo.

2016-07-28T19:18:33+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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