Scompenso cardiaco e diabete: un farmaco ridurrebbe i ricoveri

scompenso cardiaco e diabete

Spesso il diabete è associato ad un’alta incidenza di patologie cardiovascolari. Infatti, lo scompenso cardiaco è, ad oggi, il più alto fattore di rischio nelle persone con diabete. È noto, inoltre, che in presenza di diabete, la patologia cardiaca più comune è quella coronarica. Tuttavia, e non fino a molti anni fa, non c’erano molti dati sull’associazione tra diabete mellito e le complicanze cardiovascolari. In questo articolo, cercheremo di fare un po’ più di luce riguardo questo argomento, presentando ulteriori passi in avanti fatti dalla ricerca scientifica.

Scompenso cardiaco, uno scomodo protagonista

L’interesse per lo scompenso cardiaco è cresciuto notevolmente negli ultimi dieci anni, per diversi motivi:

a) aumento della prevalenza;

b) prognosi sfavorevole (simile a quella dei più comuni tipi di neoplasia);

c) aumento dei ricoveri ospedalieri;

d) incidenza molto elevata (specialmente nella popolazione anziana);

e) alto costo economico.

Allo stesso modo, lo sviluppo di nuovi farmaci, in grado di migliorare la prognosi e la qualità della vita delle persone con scompenso cardiaco, ha contribuito a far sì che questo tema diventasse sempre più discusso ed importante.

Come anticipato nell’introduzione, sebbene l’ipertensione e la patologia coronarica siano le cause fondamentali dell’insufficienza cardiaca, anche il diabete può fare la sua parte

La prevenzione dello scompenso cardiaco in persone con diabete

controllo pressione

La prevenzione dello sviluppo dello scompenso cardiaco, nelle persone con diabete, dipende, in primo luogo, dalla prevenzione della malattia coronarica. 1

In secondo luogo, assume fondamentale importanza, anche, un adeguato controllo dell’ipertensione arteriosa (i valori di pressione sanguigna raccomandati devono essere inferiori a 130 / 85 mmHg. 1

Non è ancora noto se il controllo metabolico del diabete possa prevenire o restituire anomalie del miocardio e microcircolazione coronarica. Tuttavia, esistono già alcuni studi clinici importanti che forniscono dati sull’utilità di alcuni farmaci nella prevenzione primaria dell’insufficienza cardiaca nei pazienti diabetici.

Le scoperte della ricerca scientifica

La ricaduta sociale di questa patologia è sempre più gravosa e la ricerca farmacologica riceve, continuamente, maggiori spinte per individuare nuovi farmaci, che possano alleggerire il peso economico dovuto a ricoveri e degenze.

Proprio in occasione dell’80º congresso dell’American Diabetes Association, è stata presentata un’importante ricerca condotta su oltre 8.000 persone con diabete e con complicanze cardiovascolari.2

Patologie cardiache e diabete compaiono, spesso contemporaneamente, nel 12% delle persone con il mellito.

Questa situazione sarebbe generata dall’incapacità del cuore di assolvere alla propria normale funzione, e di garantire così una regolare circolazione sanguigna.

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Tuttavia questa problematica, spesso, non risulta facilmente individuabile per la sua asintomaticità, soprattutto nella fase iniziale.

Ad oggi, ci sono importanti novità dalla ricerca farmacologica. Infatti, dagli ultimi aggiornamenti, sembra ci sia un nuovo farmaco all’orizzonte e la sua efficacia parrebbe essere tale da riuscire a ridurre del 30% i ricoveri, in questo gruppo di pazienti.

L’Ertugliflozin e lo scompenso cardiaco

La ricerca accennata in precedenza, presentata in occasione dell’80º congresso dell’American Diabetes Association, avrebbe dimostrato che l’ertugliflozin funziona in modo efficace e sicuro.

Si tratta di una soluzione medicinale che potrebbe rappresentare una svolta terapeutica nella classe degli “SGLT2” inibitori.

Il campione a base di questa ricerca ha riguardato un gran numero di pazienti, oltre 8.000 persone con diabete e complicanze cardiovascolari.

Il professor Pasquale Perrone Filardi, ordinario di Cardiologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha spiegato come “… il nuovo farmaco, oltre a curare il diabete, ha anche un’azione protettiva a livello cardiaco”.

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L’obiettivo di questa ricerca era quello di evidenziare la correlazione del diabete con le problematiche cardiovascolari.

E sembrerebbe ci siano riusciti. Dall’analisi dei dati è risultato che, un paziente su tre, ricoverato per scompenso cardiaco, presenta un diabete di tipo 2.

In questo senso, il professore Andrea Giaccari, docente associato di Endocrinologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha affermato: “…attraverso diversi meccanismi, il diabete danneggia il cuore aumentando il rischio di problemi sia a livello funzionale che morfologico, inducendo la cosiddetta cardiomiopatia diabetica, che riduce l’efficienza del cuore nel pompare il sangue nel resto del corpo”.

Le risultanze di questa ricerca, in relazione alla nuova cura, sembrano dimostrare come sia possibile arrivare a ridurre di circa un terzo i ricoveri per scompenso cardiaco.

Inoltre durante il convegno, i ricercatori hanno sottolineato che è possibile anche “ridurre il declino della funzionalità renale”, una delle complicanze derivanti da una gestione del diabete non adeguata.

Per concludere riportiamo le parole della professoressa Nicoletta Luppi, presidente di Msd Italia, da cui proviene il nuovo farmaco: “…fino a prima del Covid-19, il termine pandemia era noto solo agli addetti ai lavori e c’era poca consapevolezza del fatto che ci fosse già una pandemia silenziosa, quella del diabete. Tenerlo sotto controllo è particolarmente importante soprattutto in questa fase, visto che il 25% dei ricoverati per Covid-19 ha anche il diabete, condizione che ne aumenta il rischio di forme gravi”.

2020-07-06T16:43:02+02:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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