Viaggiare con il diabete: l’esempio di Claudio di TripTherapy

Viaggiare con il diabete: l’esempio di Claudio di TripTherapy

Viaggiare con il diabete: l'esempio di Claudio di TripTherapy

Mollare tutto – carriera, casa, amici – e partire alla volta di un viaggio intorno al mondo, senza aereo, con mezzi per così dire “alternativi”. No, non è la trama di un film ma è storia vera di Claudio, blogger di TripTherapy, progetto di cui possiamo leggere la straordinaria impresa.

Chi è Claudio di TripTherapy

Claudio si descrive in questi termini:

Mi chiamo Claudio, ho 32 anni, sono stato un bancario per caso, mentre sono sempre stato un viaggiatore per passione.
Razionale, ma anche sognatore, amo la vita e credo fortemente che la stessa possa regalare alle persone che inseguono le proprie passioni le opportunità di realizzare i propri sogni.
Ho un unico grande sogno nel cassetto: riuscire a fare il giro del mondo senza prendere neanche un aereo.
Perché vorrei riappropriarmi delle distanze, attraversare i confini, le frontiere, osservare le culture e le popolazioni cambiare, entrare in contatto profondo con le realtà locali e dimenticate.

La video presentazione

La partenza e l’itinerario

A fine marzo 2014, il protagonista di questa coraggiosa esperienza si è licenziato e ha fissato la data di partenza: 4 maggio. Destinazione ultima: Australia.

Questo l’itinerario:

Direzione est, verso il sorgere del sole: dopo un primo passaggio in Polonia e l’arrivo a Mosca partenza in Transiberiana con destinazione Pechino. Da Pechino rotta verso sud-ovest fino al Tibet e Nepal e poi giù in India. Cercherò di attraversare l’oceano indiano per giungere sulle coste thailandesi. Mi dirigerò a nord per visitare tutto il sud est asiatico e scendere nuovamente a sud verso l’Indonesia. Infine nella speranza di trovare un passaggio barca sbarcherò in Australia alla volta di Sydney. Circa 48.000 km e 16 nazioni in 9 mesi.
Arrivato in Australia riordinerò le idee e inizierò a pianificare la traversata dell’oceano pacifico mediante un cargo mercantile con lo scopo di iniziare a vagabondare per il continente americano.
L’ultima tappa della mia avventura sarà il continente africano e la magnificenza della sua natura. 

Il viaggio come terapia di anima e corpo

Il progetto di cui ti stiamo parlando è meritevole di attenzione, a maggior ragione perché il protagonista ha il diabete, condizione che non l’ha mai limitato nel corso della sua vita.

Nel suo blog, nella sezione “Diabete”, Claudio scrive anche di come ha affrontato i vari intoppi a cui ha dovuto far fronte.

Nella reportage in Sudamerica, parla del diabete di tipo 1, come del suo compagno di viaggi:

Tre mesi sono già trascorsi in questo angolo del mondo. Il mio compagno di viaggio, il diabete di tipo 1, si è ormai abituato ai continui cambiamenti di clima e di cibo. Qui, tuttavia, ha dovuto fronteggiare alcune nuove variabili fino ad oggi non ancora affrontate. Innanzitutto una brutta infezione, la Dengue, contratta nella giungla nel nord della Colombia. È la prima volta che sto male in questi 20 mesi itineranti e in questo caso proprio il diabete è stato il campanello d’allarme che mi ha permesso di capire che qualcosa non andava nel mio corpo. Glicemie costantemente alte senza apparente motivo.

Unite a circa 18 ore con febbre sempre oltre i 39 gradi mi hanno indotto ad andare in ospedale ad effettuare alcune analisi che hanno poi sentenziato l’esistenza del virus nel mio corpo. Il decorso è stato poi molto tranquillo, privo di particolari problemi, sebbene con una curva glicemica particolarmente elevata.

La seconda importante variabile è stata l’altitudine. Già mi ero trovato ad altezze elevate nel mio viaggio, ad esempio sull’Everest base camp a 5600 metri oppure sul vulcano Acatenango in Guatemala a quasi 4000, ma mai per così tanto tempo.

Tra Cusco in Perù, dove ho deciso di fermarmi alcune settimane per lavorare e imparare lo spagnolo, e La Paz in Bolivia, attraverso il lago Titicaca, il più alto navigabile al mondo, ho trascorso oltre un mese tra i 3500 e i 4200 metri.

Nulla di che in realtà a parte il fiato corto e alcuni controlli in più. A darmi una mano la cucina peruviana, decisamente la migliore per il diabete fin qui provata nel mondo. Frutta, verdura, pesce, carni bianche, zuppe, la yucca. Tutti alimenti che, perfettamente bilanciati, uniti a una costante attività fisica, mi hanno permesso di gestire il diabete in maniera ottimale.

Non si può dire altrettanto della Bolivia, stato il cui cibo è pessimo per gusto e qualità e in cui sto avendo non pochi problemi con glicemie ballerine. Purtroppo quasi tutto viene abbondantemente fritto e le verdure crude scarseggiano. Senza considerare che solo l’acqua è l’unica bevanda priva di zucchero.

In questo viaggio, non ha rinunciato neanche allo sport, come le immersioni, per la cui pratica ha dovuto modulare il compenso glicemico:

Questa la mia settimana alle isole Andamane, dove, complici le immersioni subacquee cercavo di mantenere una glicemia un po’ più alta soprattutto al mattino, quando mi immergevo. Ciò è facilmente visibile dall’alta variabilità intorno alle 10 del mattino.
La dieta era molto sana e prevedeva una colazione a base di uova, pane tostato e frutta.
Il pranzo solitamente era leggero e consisteva in tipici piatti indiani a base di legumi, curry e spezie. La sera, ho “tradito” la mia dieta vegetariana, concedendomi delle gran grigliate di pesce con riso e patate. Proprio il riso e le patate portavano aumenti della glicemia notturni, ma tutto sommato la mediana era buona e la variabilità dal 25° al 75° percentile contenuta.

Quando si trova costretto a rientrare in Italia per un problema grave di famiglia, effettua anche degli esami da cui emerge:

In otto mesi ho perso circa 10 kg, l’emoglobina glicata è scesa di 0,4% e i dosaggi sono altresì diminuiti. Il compenso glicemico è apparso dunque buono, così come il controllo pressorio e i livelli di colesterolo LDL.

Sembra proprio che Claudio stia raggiungendo il suo obiettivo: il viaggio –intrapreso serenamente con le dovute cautele e misure preventive che impone il Diabete – come terapia per l’anima e per il corpo.

2016-07-06T10:42:02+00:00 Redazione angolodeldiabetico.it
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